Una volta, l’espressione “5 stelle” era sinonimo di qualcosa di veramente valido. Solitamente si usava riferendosi a strutture alberghiere curate, di lusso, in cui oltre agli asciugamani puliti e il letto rifatto trovavi fiori, cioccolatini e una bottiglia di champagne. Strutture in cui, oltre alla cuffia da doccia e i saponini, trovavi lo spazzolino da denti, la schiuma da barba, la crema per il viso, l’asciugacapelli vero e non quei buffa-aria calda che ti cuocevano la testa.
Insomma, qualcosa di eccellente o comunque molto superiore alla media.
Di questi tempi le cose sono cambiate. 5 stelle è sinonimo di antipolitica. E a me l’antipolitica non piace. Perchè non posso sopportare di avere gente che mi dice “La destra e la sinistra non esistono più” e poi se fai antipolitica non crei un movimento con il quale proponi liste alle elezioni. Amministrative, ok, ma il capobranco ha appena annunciato “Ci vediamo in parlamento” Quindi, vuoi fare politica.
La politica non è una cosa brutta e sporca o almeno non dovrebbe esserlo. Aristotele parlava dell’uomo come animale politico, riferendosi alla polis e alla sua amministrazione che doveva mirare al bene di tutti. La politica riguarda tutti noi, ricordiamocelo. La politica è anche, in qualche modo, occuparsi dello Stato in cui viviamo.
Io un comico che mi parla di antipolitica proprio non lo reggo. O meglio, mi va bene se lo fa nei suoi spettacoli, ma non durante i comizi elettorali per promuovere il proprio candidato. Non credo, inoltre, ad un movimento che non sceglie i suoi candidati con le primarie, per esempio, consultando la base dei “militanti”. Stiamo parlando di un movimento, eh, che però si deve comunque rifare alle direttive che arrivano dalla “testa”, per così dire.
Non mi piace, non mi piace per nulla.


















